Dalla svendita di Ibra al marchio deprezzato: inventario delle perdite
Zlatan Ibrahimovic, 30 anni, all'Inter dal 2006 al 2009
+ La Juve chiede 443 milioni di danni alla Federcalcio
+ Abete: "Momento inopportuno ma ognuno ha il suo stile"
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FOCUS Serie A: risultati e classifica
Il documento della Juve: «Senza la condotta della Figc avremmo realizzato di più dalla cessione all'Inter»
MASSIMILIANO NEROZZI
Il conto per la Federcalcio, da bancarotta, arriva in fondo a pagina 104: «Il totale dei danni patrimoniali è pari ad euro 443.725.200». Quello per l'Inter, seppur indirettamente, sei pagine più avanti, quando si chiede «la "non assegnazione" "ora per allora" del titolo di campione d'Italia per il campionato di calcio per gli anni 2005-06, con conseguente rimodulazione della classifica». Questo chiede la Juve nel ricorso depositato ieri al Tar del Lazio, oltre all'annullamento «ai soli fini risarcitori, dei provvedimenti amministrativi impugnati». Che poi sarebbero gli atti che corrono dall'estate di Calciopoli, anno di disgrazia 2006, fino a quella del 2011, quando il Consiglio della Figc «non decise» sull'esposto juventino per la revoca dello scudetto 2006: quello confiscato ai bianconeri e consegnato all'Inter dall'allora commissario straordinario Guido Rossi. Nulla s'è prescritto, sostiene il club, perché si è di fronte al «cosiddetto illecito continuato»: un «comportamento complessivamente illecito della Figc, protrattosi dal 2006 fino alla fine del 2011».
Zlatan in saldo
L'inventario dei danni, secondo catalogazione juventina, occupa sei pagine: 79.100.000 di euro per la contrazione del fatturato post 2006; 60 milioni per la svendita forzata di parte della rosa; 41,6 milioni per calo dei ricavi tv, sponsor e bando dalla Champions League; altri 110 milioni per «i danni derivanti dalla perdita di valore del marchio "Juventus". E ancora, 133.025.200 euro «per il calo del proprio titolo azionario» e i ritardi per «la costruzione dello stadio». Contestuale, l'accusa alla Federcalcio di aver turbato il mercato: «In seguito alla negligenza della Figc, la quale ha colpevolmente portato a conoscenza degli organi di stampa solamente le intercettazioni riguardanti la società ricorrente (la Juve, ndr), il valore del titolo azionario è sceso da euro 2,10 a euro 1». Le decisioni della Figc, sottolinea il ricorso, causarono «lo smembramento di una delle squadre più forti del mondo». Ibra viene elevato quasi a caso esemplare, anche se il documenta cita tutte le cessioni di quell'estate: «In conseguenza della colpevole condotta tenuta dalla Figc», la Juve «ha ceduto» all'Inter «il calciatore Ibrahimovic per un importo pari a 24,8 milioni di euro, realizzando una plusvalenza nettamente inferiore alla plusvalenza realizzabile». E di seguito, si cita il prezzo poi pagato dal Barcellona: 69,5 milioni. Lo stesso, per «Vieira e Thuram», «Cannavaro, Zambrotta ed Emerson».
Pesi e misure
Nel ricorso, la Juve invoca più volte la «parità di trattamento», a suo avviso violata. Come dimostrerebbe «l'ampio materiale probatorio» emerso al processo penale di Napoli nei confronti dell'Inter: «Analogo sotto il profilo qualitativo e quantitativo a quello utilizzato ai danni» della Juve. Insomma: «Sul piano di fatto, a fronte di condotte identiche tenute da numerosi presidenti di società sportive allora partecipanti al campionato di serie A - tra i quali, si ribadisce, vi è altresì l'allora presidente della società sportiva risultata campione d'Italia in seguito all'atto del commissario straordinario del 26 luglio 2006 - solamente la Juventus ha subito la revoca del titolo conquistato sul campo, patendo un ingente danno economico e di immagine».
Big Luciano condannato
«Essenziale e determinante» sarebbe anche la sentenza di Napoli, che ha sì condannato Luciano Moggi, ma rigettato le richieste danni contro la Juve, assolvendola di fatto come responsabile civile: «La sentenza ha riconosciuto la totale estraneità della società ricorrente (la Juve, ndr) rispetto ai fatti di "Calciopoli"». Si indicano i testimoni e relativi capitoli di prova: si va dal presidente della Figc Giancarlo Abete a quelli di Inter, Massimo Moratti, e Lazio, Claudio Lotito. Ma il quesito più curioso riguarda Stefano Filucchi, all'epoca responsabiile della sicurezza del club nerazzurro: Se è «vero che il signor Filucchi nelle stagioni 2004-05 e 2005-06 ha percepito un compenso notevolmente superiore a quello nelle stagioni successive». Cattivi pensieri?
martedì 15 novembre 2011
domenica 6 novembre 2011
venerdì 23 settembre 2011
lettera a MORATTI
ettera aperta di Mughini a Moratti: "Adesso che succede? Possibile che voi perdiate sul campo? Sguinzagli Auricchio, gentile presidente".
23.09.2011 21:45 di Paolo Mulas articolo letto 4842 volte
Per tanti anni molti tifosi interisti, in primis il presidente Moratti, hanno giustificato i loro "fallimenti sportivi" addebitandoli ad una fantomatica cupola al cui vertice vi era ovviamente Luciano Moggi, al tempo direttore generale della Juventus. Giampiero Mughini, con tempismo perfetto in relazione alla nuova crisi interista, prova a rinfrescare la memoria (in una lettera aperta pubblicata su Libero e su libero-news.it) con un opportuno parallelismo tra l'Inter e la Juve di ieri e di oggi.
Gentile presidente Moratti,
sono allarmatissimo per le sorti della sua Inter. È successo difatti che le abbiate buscate più volte in quest’ultime settimane, ciò che vi era successo spesso fino a quando non eravate riusciti a sgominare nel 2006 «l’associazione a delinquere» che falsava i tornei a favore della Juve. Prima che scendessero in campo Guido Rossi, un eccellente magistrato milanese che confessava di non sapere nulla di calcio, e il tenente colonnello Auricchio, era per voi impossibile vincere: i delinquenti filo-juventini compravano tutto e tutti. E che altro potevano fare con le squadrette che si ritrovavano? Dopo che giustizia (sportiva) è stata fatta, dopo il 2006, dopo che il compito di fare i gol lo avete affidato a Ibrahimovic e non più a Recoba, è stata per voi una passeggiata trionfale. E questo fino all’anno mirabile del “triplete”, un’impresa sportiva dinnanzi alla quale non finirò mai di togliermi il cappello. Così come sempre mi sono tolto il cappello innanzi alle grandi vittorie dell’Inter di Peppin Meazza, di Giacinto Facchetti, dell’Inter dell’anno trapattoniano.
Bene, e adesso che succede? Possibile che voi perdiate sul campo, che prendiate più pappine di quanto riuscite a metterne dentro? Impossibile, e a meno di una spiegazione. E cioè che l’«associazione a delinquere» moggiana ha rialzato la testa. Hanno ricominciato a telefonare a tutto spiano - forti di schede svizzere o altre - ad arbitri e designatori e quant’altro, telefonate da cui si guardavano bene i dirigenti delle altre grandi squadre.
Da come lei ha ripetutamente raccontato la storia del calcio italiano recente, e cioè che nei tornei in cui arrivavate quinti o anche ottavi, era tutta colpa delle malefatte di Moggi. E dunque perché non dovrebbe essere così anche oggi? Se le avete buscate è perché qualcuno ha telefonato a vostro danno. È vero che lei si è già premunito assumendo uno dei migliori allenatori italiani, quel Mister Ranieri al quale vanno i miei saluti fraterni oltre che la gratitudine per quel che è riuscito a spremere in due anni da un rinsecchito limone juventino. Ma Ranieri non basta. Ci vuole Auricchio, di cui spero che nella vostra bacheca la foto si stagli accanto a quella di “Veleno” Lorenzi e di cento altri vostri campioni. I gol che vi hanno assicurato il vostro quattordicesimo scudetto li ha fatti lui, mica Recoba. Sguinzagli Auricchio, gentile presidente.
E a meno che il calcio non c’entri niente affatto con le telefonate di chicchessia a chicchessia. Forse il calcio sta semplicemente nel fatto che undici neri vanno contro undici bianchi, e ci sono anni in cui vincono i neri perché sono più forti, e anni in cui vincono i bianchi perché sono più forti. Anni in cui vinsero Luisito Suarez e Sandro Mazzola e Armando Picchi e Mariolino Corso, perché in campo non c’era nessuno alla loro altezza. L’anno in cui la Juve di Fabio Capello arrivò a 91 punti, perché non c’era squadra italiana che non venisse “asfaltata” da quei fuoriclasse che poi si giocarono in famiglia la Coppa del mondo. L’anno in cui Milito e soci hanno sommato tre grandi vittorie, e non c’era trippa per nessun altro. Succede poi nel calcio vero, non quello millantato al telefono, che le generazioni si esauriscano e restituiscano il bastone del comando. Si esaurì la generazione degli juventini campioni del mondo nel 1982. Si esaurì la generazione stellare di giocatori milanisti modellati da Arrigo Sacchi. S’è forse esaurita, gentile presidente, la magnifica generazione dei vostri campioni di questi ultimi anni. Succede. È il calcio, quello vero. E quanto a telefonate, e per quel poco che contano, sarà divertente ascoltare la telefonata tra un designatore e un arbitro alla vigilia di un memorabile Inter-Juve di alcuni anni fa. La telefonata che la difesa di Moggi esibirà al processo di Napoli nell’udienza di martedì 27. Auguri, gentile presidente. Quanto al torneo in corso, vinca il migliore. Com’è sempre stato.
23.09.2011 21:45 di Paolo Mulas articolo letto 4842 volte
Per tanti anni molti tifosi interisti, in primis il presidente Moratti, hanno giustificato i loro "fallimenti sportivi" addebitandoli ad una fantomatica cupola al cui vertice vi era ovviamente Luciano Moggi, al tempo direttore generale della Juventus. Giampiero Mughini, con tempismo perfetto in relazione alla nuova crisi interista, prova a rinfrescare la memoria (in una lettera aperta pubblicata su Libero e su libero-news.it) con un opportuno parallelismo tra l'Inter e la Juve di ieri e di oggi.
Gentile presidente Moratti,
sono allarmatissimo per le sorti della sua Inter. È successo difatti che le abbiate buscate più volte in quest’ultime settimane, ciò che vi era successo spesso fino a quando non eravate riusciti a sgominare nel 2006 «l’associazione a delinquere» che falsava i tornei a favore della Juve. Prima che scendessero in campo Guido Rossi, un eccellente magistrato milanese che confessava di non sapere nulla di calcio, e il tenente colonnello Auricchio, era per voi impossibile vincere: i delinquenti filo-juventini compravano tutto e tutti. E che altro potevano fare con le squadrette che si ritrovavano? Dopo che giustizia (sportiva) è stata fatta, dopo il 2006, dopo che il compito di fare i gol lo avete affidato a Ibrahimovic e non più a Recoba, è stata per voi una passeggiata trionfale. E questo fino all’anno mirabile del “triplete”, un’impresa sportiva dinnanzi alla quale non finirò mai di togliermi il cappello. Così come sempre mi sono tolto il cappello innanzi alle grandi vittorie dell’Inter di Peppin Meazza, di Giacinto Facchetti, dell’Inter dell’anno trapattoniano.
Bene, e adesso che succede? Possibile che voi perdiate sul campo, che prendiate più pappine di quanto riuscite a metterne dentro? Impossibile, e a meno di una spiegazione. E cioè che l’«associazione a delinquere» moggiana ha rialzato la testa. Hanno ricominciato a telefonare a tutto spiano - forti di schede svizzere o altre - ad arbitri e designatori e quant’altro, telefonate da cui si guardavano bene i dirigenti delle altre grandi squadre.
Da come lei ha ripetutamente raccontato la storia del calcio italiano recente, e cioè che nei tornei in cui arrivavate quinti o anche ottavi, era tutta colpa delle malefatte di Moggi. E dunque perché non dovrebbe essere così anche oggi? Se le avete buscate è perché qualcuno ha telefonato a vostro danno. È vero che lei si è già premunito assumendo uno dei migliori allenatori italiani, quel Mister Ranieri al quale vanno i miei saluti fraterni oltre che la gratitudine per quel che è riuscito a spremere in due anni da un rinsecchito limone juventino. Ma Ranieri non basta. Ci vuole Auricchio, di cui spero che nella vostra bacheca la foto si stagli accanto a quella di “Veleno” Lorenzi e di cento altri vostri campioni. I gol che vi hanno assicurato il vostro quattordicesimo scudetto li ha fatti lui, mica Recoba. Sguinzagli Auricchio, gentile presidente.
E a meno che il calcio non c’entri niente affatto con le telefonate di chicchessia a chicchessia. Forse il calcio sta semplicemente nel fatto che undici neri vanno contro undici bianchi, e ci sono anni in cui vincono i neri perché sono più forti, e anni in cui vincono i bianchi perché sono più forti. Anni in cui vinsero Luisito Suarez e Sandro Mazzola e Armando Picchi e Mariolino Corso, perché in campo non c’era nessuno alla loro altezza. L’anno in cui la Juve di Fabio Capello arrivò a 91 punti, perché non c’era squadra italiana che non venisse “asfaltata” da quei fuoriclasse che poi si giocarono in famiglia la Coppa del mondo. L’anno in cui Milito e soci hanno sommato tre grandi vittorie, e non c’era trippa per nessun altro. Succede poi nel calcio vero, non quello millantato al telefono, che le generazioni si esauriscano e restituiscano il bastone del comando. Si esaurì la generazione degli juventini campioni del mondo nel 1982. Si esaurì la generazione stellare di giocatori milanisti modellati da Arrigo Sacchi. S’è forse esaurita, gentile presidente, la magnifica generazione dei vostri campioni di questi ultimi anni. Succede. È il calcio, quello vero. E quanto a telefonate, e per quel poco che contano, sarà divertente ascoltare la telefonata tra un designatore e un arbitro alla vigilia di un memorabile Inter-Juve di alcuni anni fa. La telefonata che la difesa di Moggi esibirà al processo di Napoli nell’udienza di martedì 27. Auguri, gentile presidente. Quanto al torneo in corso, vinca il migliore. Com’è sempre stato.
venerdì 9 settembre 2011
domenica 4 settembre 2011
lunedì 15 agosto 2011
inaugurazione NUOVO STADIO JUVENTUS 08-09-2011
bianconeri arrivarono a Torino dalla Gran Bretagna. Il tutto ebbe inizio a Nottingham, patria del Notts County, il club professionistico più antico del mondo, quello da cui la Juventus, nel lontano 1903, ha ereditato la sua maglia. Così, quando l’8 settembre, con l’inaugurazione del Nuovo Stadio, si scriverà una nuova pagina della storia bianconera, sarà proprio contro il Notts County che giocherà contro la Vecchia Signora. Un tributo ai propri colori, in una serata in cui l’intera cerimonia di inaugurazione celebrerà i 114 anni di storia del club.
A organizzare l’evento sarà K-events: “Avere sul campo i giocatori che rappresentano il club più antico del mondo – sottolinea Marco Balich di K-events, creatore della serata – arricchisce ulteriormente il programma della Opening Ceremony, che sarà svelato solamente a poche ore dall’effettiva apertura dello stadio. Quando abbiamo scoperto la storia della maglia bianconera in sostituzione della antica maglia rosa, non abbiamo avuto grandi dubbi: si tratta di un tassello fondamentale di un percorso di narrazione e di emozione che coinvolgerà tutti i tifosi juventini presenti allo stadio”.
A organizzare l’evento sarà K-events: “Avere sul campo i giocatori che rappresentano il club più antico del mondo – sottolinea Marco Balich di K-events, creatore della serata – arricchisce ulteriormente il programma della Opening Ceremony, che sarà svelato solamente a poche ore dall’effettiva apertura dello stadio. Quando abbiamo scoperto la storia della maglia bianconera in sostituzione della antica maglia rosa, non abbiamo avuto grandi dubbi: si tratta di un tassello fondamentale di un percorso di narrazione e di emozione che coinvolgerà tutti i tifosi juventini presenti allo stadio”.
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